Visualizzazione post con etichetta arte culinaria. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta arte culinaria. Mostra tutti i post

sabato 12 gennaio 2008

La Ricetta dellaTorta di Mele


Per otto persone circa:

250 g di farina 00
100 g di burro o 100 g di margarina
250 g di zucchero
2 uova intere
latte
4 mele mele un pò acidulearoma limone
marmellata (non quella di Loggi, quella è per colazione solo mia)
una bustina di lievito per dolci
una toritiera di circa 28-30 cm di diametro

Allora indicativamente le quantità sono queste, ma poi ci si fa l'occhio e non si pesano più. Fondete, attenzione a non cuocere, il burro o la margarina. Aggiungetevi in un terrina le uova e sbattete il butto con l'apparecchio, otterrete com euna crema, unite lo zucchero, lievito, aromi, poi lo zucchero infine la farina, niente sbattitore perchè ormai vi si impatana. Se il composto non risultasse fluido, aggiungete la latte non freddo. Cospargewte di pangrattato il fondo di una tortiera, verste il composto e sopra adagiatevi le mele. Con un goccio d'acqua sciogliete la marmellata normalmente di arancia o albicocche e poi con essa coprite le mele. Infornate il tempo di leggere i giornali che varia dai 45 min e più a forno non caldissimo, dipende.

Mentre la torta cuoce io leggo i giornali, se non ho finito, spengo il forno e continuo a leggere.
Siccome faccio la torta da quando avevo 15 anni da altrettanto tempo leggo l'Espresso per esempio. Ah io me lo ricordo, quando faceva le grandi inchieste, quando aveva coraggio di mettere in copertina i primi nudi che ora ha tolto perchè ce li mettono tutti, quando stava per diventare un rotocalco come tanti altri ed ora che pare essersi ripreso durante la direzione di una brava giornalista di cui, ma non c'entra la bravura, ora mi sfugge il nome. - Per dire oggi ho comperato la terza pompa da bicicletta, avendo dimenticato di averne altre due. - Questa settimana leggo G. Bocca che scrive di Napoli e della sua monnezza. Fa tutta una premessa che pare un scusarsi e ne avrebbe donde su quanti rimproveri ha ricevuto dopo il suo libro "Napoli siamo noi". Va bè un pò mi girano e un pò su alcune cose ha ragione, ma non riesco a perdonargli quel "plebaglia" sprezzantemente sparato a "Il tempo che fa". Inutile scriva oggi su Repubblica che i no di alcune regioni mostrano quanto sia ancora divisa l'Italia.- Caro Bocca, noi in Friuli Venezia Giulia abbiamo problemi di smaltimento dei rifiuti di cui si parlavano i giornali prima dell'indecenza in cui hanno lasciato cadere la città di Napoli. Prodi, Bassolino, Jervolino sapevano cosa stava accadendo così come sapevano le amministrazioni precedenti. - Non dica plebaglia ai cittadini italiani come lei e me, se proprio lo deve dire, specifichi, perchè pareva lo fossero tutti. Dunque se anche non avesse scritto, nulla sarebbe cambiato, perchè in realtà tutto l'articolo non ci dice nulla che già non sapevamo. Ha in buona sostanza, fatto un tipico giornalismo dei nostri tempi: quello che commenta e non informa; ma immagino non abbia più freschezza di prendersi il taccuino in spalla e andare a vedere, perciò si rifaccia a quello che ha letto - anche lei Saviano? - ricercato tempo fa.

Mi ha commosso invece e spiegato qualcosa il ricordo sulla Repubblica di ieri di uno dei sopravvissuti alla strage della ThyssenKrupp. Dice l'autore: solo da noi operaio è un insulto, una vergogna. In tutta Europa è colui che fa le cose. - Solo da noi succedono molte cose: non appena uno si gira c'è una donna mezza svestita, la Chiesa interferisce coi lavori del Parlamento, i diritti umani sono problemi etici, solo dai noi si fa la moratoria sull'aborto invece che educazione sessuale e contraccettiva, solo da noi atei mangiapreti sono papisti, solo da il proprietario di giornali e tv diventa presidente del consiglio e dà del coglione ai cittadini che non lo votano, solo da noi un ministro chiama bamboccioni i giovani senza posto fisso ancora in famiglia e un altro per definire la retrogadicità di certi uomini, dice siculo pakistani con buona pace di tutti i siciliani; poi ci stupiamo se siamo divisi. Ma d'altra parte solo da noi la politica la fa un attore in piazza nel Vaffanculo Day. - Oggi ovviamente sugli operai mea culpa di tutti, primo il più grande sindacato italiano la CGIL nella figura del suo segretario Epifani. Diceva il testimone oculare della sciagura nell'acciaieria: si è pensato solo al consumatore, ma neanche, direi. Ai soldi del consumatore. D'altra parte, corri a casa in tutta fretta il primo slogan di canale5 era un avviso: statevene a casa, a tutto il resto pensiamo noi, noi vi diciamo di cosa avete bisogno e desiderio, noi cosa pensare, noi cosa votare.

Sul "Venerdì" leggo la lettera di un omosessuale che dice quanto tutti sappiamo e viviamo: le coppie di fatto ci sono già. Ci serve come dice Pezzana il sogno dell'infelicità ossia pagare alimenti, ereditare la pensione e la casa. Questo signore aggiunge che si rende conto come sia più facile per la gente in generale accettare i Malgioglio e Cecchi Paone, ma che è stanco e avvilito - sapesse io - di vedersi identificato con questi personaggi. Idem caro signore. Una volta pensavo che grazie a loro almeno la gente cominciava a pensare. Oggi credo ci facciano un danno oltre ad approfittarsene per la loro pubblicità. Non ho mai in vita mia indossato una cravatta, non ho mai fatto una filippica della mia scelta affettiva, ma neanche mi sono tormentata per fare quanto qualcuno vuole: ho fatto la mie cose e la mia vita, pensando di non fare quello che non vorrei mi venisse fatto. Come tutti. Solo vorrei non spendere decine di migliaia di euro per lasciare in eredità la mia casa ed essere sbattuta fuori da una stanza da ospedale come se fossi un'estranea. Non mi è mai successo, ma è successo ad altri come me e questo basta.

Ok il tempo di scrivere questo post e la torta è pronta. Le mele sono affondate nell'impasto. Uno vede la torta e dice...ah che poche mele. Le mele sono sotto. La torta di mele è una filosofia. Oggi è uno di quei giorni che neanche cerco le risposte, qualora esistessero, alle grande domande della vita: perchè siamo qui? Perchè c'è il dolore, la violenza? Dove andiamo? Oggi è uno di quei giorni che già sapere perchè il pc fa questo rumore da frullatore mi renderebbe felice.


giovedì 12 luglio 2007

Cevapcici e libri

carne di manzo tritata 200g
carne di maiale tritata 200g
farina di tipo 00 100g
cipolla 1
paprica dolce 1 cucchiaini
sale qb
pepe qb



E' estate inoltrata e non c'è nulla di meglio che una grigliata o barbecue - per dirla come chi parla fine - in giardino. Procuratevi gli ingredienti sopra elencati, amalgamateli, date la forma di piccole e sottili salcicce: eccoli, sono i cevapcici. Con loro ci potete grigliare delle costine, dei peperoni o melanzane, quello che vi pare. Sudate come bestie vicino al fuoco, un fumo che i vicini vi bestemmiano gli avi fino alla settima generazione, non importa voi date prova di "intelligenza sociale" vostra e altrui.
Il libro è di Daniel Goleman - autore anche di "intelligenza emotiva". E' un libro - per me che ho passato l'età in cui si cercano i tomi di psicologia, tanto complessi quanto indecifrabili, per spiegarsi perchè e per come di questo e quello, quando spesso non c'è nulla da capire - molto interessante. Illustra le neuroscienze in modo colloquiale, ci dice che il nostro cervello è fatto per connettersi agli altri, ci spiega cosa gli accade di buono e di cattivo quando io invece dei cevapcici vorrei grigliare qualcuno, ma se non lo griglio è meglio non solo per l'interessato ma anche per il mio stesso cervello: gli risparmio delle scariche di sostanze che a lungo andare potrebbero danneggiare lui e tutto il resto. In verità, l'esperienza e la vita ci avevano già insegnato che se io accolgo un amico con un pugno in testa difficilmente tornerà a trovarmi, però a volte lo si dimentica. Così come è stato interessante leggere delle applicazioni di questi studi nei servizi sociali: scuola, carceri, assistenza. Il succo è che un medico interessato non solo alle mie vertebre, lo preferirò ad un altro ed anche tutta la terapia sarà più efficace.
Allora voi alla grigliata invitate oltre che gli amici insuperabili in allegria, anche quello un pò sfigato, cercate di avvicinarlo emotivamente: ne avrete un beneficio emtrambe.
Come dice il Dalai Lama in "l'arte della felicità" non si pensa mai che lo scopo della vita - non lo pensano medici, terapeuti, industriali, imprenditori - dovrebbe essere la felicità, ovviamente non quella edonistica ma quella del sentirsi amati, rispettati ed importanti per una persona come per la collettività intera. Ci si accontenta del meno peggio, tuttavia il tempo non ritorna. Ci hanno quasi persuaso che lo scopo della vita è possedere il palmare, ingozzarsi di pandistelle eccetera eccetera. Non ho idea di come arrostiscano questi prodotti, anzi vi sconsiglio di provarci poichè temo liberino nell'ambiente sostanze inquinanti. Certo è che i cevapcici sono buoni e mangiare insieme attorno al fuoco è una bellissima sensazione atavica.

Bevetici sopra birra, coca cola, vino, acqua tutto quello che vi aggrada, conta solo alzare il bicchiere con la comprensione di essere uno uguale all'altro nello spavento e nello sgomento, nel bisogno di rispetto e amore.

domenica 11 marzo 2007

La Ricetta del Riso alla Cantonese

Piselli, due etti circa

Prosciutto cotto, due fette a danini

Porri, uno o due sottilmente affettati

Uova due

Riso Thai o Basmati meno di mezzo chilo

Salsa di soja

Dunque affettate i porri sottilmente e cuoceteli in poco olio che con troppo vi cresce la panza e se avete la mia età il metabolismo si rallenta e dimagrire è un calvario. Toglieteli e nella stessa padella con l’olio rimastovi, cuocete una frittata. Fate poi a dadini il prosciutto e sminuzzate la frittata, sempre nella stessa pentola che già avete usato unite piselli, uova, e porro al riso, alla fine condite di salsa di soja, fate saltare per qualche minuto e servite.

Premesso che io detesto la cucina cinese in generale, l’unica cosa che ne apprezzo è il riso alla cantonese e il dolce di cocco fritto. Probabilmente mi piace per i diversi sapori che vi si trovano, traslando in senso intellettuale S. Tommaso diceva: non ti fidare dell’uomo di un libro solo. E infatti io non mi fido – quel poco che per natura riesco a fidarmi – né delle cose né delle persone monotematiche. Oltre ad annoiarmi, mi spaventano perché penso che per credere ad una cosa sola, senza mai un dubbio, si debbano essere private di qualcosa e quando uno ha privato se stesso, poi castrare pure gli altri non solo è automatico ma è una passeggiata, la reiterazione coatta di una perversione. Poi i piatti a base di riso mi piacciono per la loro leggerezza ma intrinseco valore nutritivo, più o meno la differenza che passa tra un individuo che con leggerezza e precisione, perizia ti fornisca gli strumenti per capire e criticare e quella tra un bacchettone che sottintende ho già pensato io, so già tutto, a te non compete di pensare, solo di ripetere. Asfissiano, tolgono la libertà di capire e ragionare e la libertà è sacra, almeno quella di realizzare sé stessi e la propria vita. Eh bè poi i piselli mi ricordano sempre quei giochi di ragazzini a tavola, quando li si tirava per mezzo del cucchiaio trasformato in una catapulta, senza che i genitori vedessero, nel piatto del fratello o della nonna. Metti per esempio io fossi a tavola con un paio di politici, di ministri, di ecclesiastici tu sai che strage farei di piselli!!!!!! E ho pure una mira scarsa che a quel punto verso gente il cui compito è ascoltare e mediare i bisogni del popolo, dare prestigio e decenza alle istituzioni, diffondere una buona parola di speranza e carità, considerata la mia scarsa mira, un gioco innocente – diceva Wilde che conservarsi bambini è saggezza – diverrebbe irriverente. I porri in effetti sono un po’ tristini, lunghi lunghi, verdi, ridotti in fette poi, penso non siano molto amati neppure fra gli altri ortaggi a crescere sempre così alti, sopra la testa di tutti. Il riso è un nobile carboidrato che con le proteine della carne fornisce la forza della passione della vita che è impeto e coraggio per gli amori siano come siano, per le lacrime che non mancano mai in ogni vita, per gli ideali che non sono cose vane, ma il nostro motore verso la giustizia dell’eguale diritto pur nella diversità. La negazione insomma di come disse Berlusconi al Parlamento Italiano riguardo i comunisti mangia bambini che si credono il figlio di un operaio debba avere gli stessi diritti del figlio di un ricco. Ma che scherziamo! Come dire che io compagna di una donna debbo avere gli stessi diritti di un marito. E ma non li voglio neppure: io il piatto da tavola me lo porto via da sola e alla mia biancheria ci penso io che se lascio ci penso lei spendo tutto il prossimo stipendio a rifarmi il guardaroba anche se lo compro al mercato ovviamente, essendo stata figlia di operai, anzi di una coppia di conviventi per 35 anni e di una donna religiosissima che ha temuto, a forza di sentirsi ripetere dal parroco, che viveva nel peccato - ah quella chiesa che dovrebbe accogliere con parole di fratellanza e con i suoi principi illuminarci e aiutarci a distinguere il vero dal falso - le fosse venuto il cancro per punizione divina non essendosi mai sposata all’uomo separato con cui aveva convissuto per 35 anni nel concubinaggio, ovvio, si intende. Le uova sono belle, cotte e crude, sono il simbolo per eccellenza della fertilità che è in ognuno di noi purchè non ce la ammazzino con il calcolo, l’ignoranza e le loro infelicità. La salsa di soja è quel tocco che riequilibria tutto come succede quando un disastro ti arriva fra capo e collo, allora fermi tutto e cominci a scremare, ad individuare quello che è vero e quello che è un bluff, apparenza, tempo perso, hai fatto un passo avanti pur nel dolore, un passo alla volta fa una strada.

Il riso alla cantonese piace alle donne, ho notato. A quelle precisine - non mi toccate che mi rompo e mi contaminate, che se lo mangiano risetto per risetto, controllano quanto sono tondi i piselli, politicamente corretto il prosciutto, annusano l’uovo per accertarsi di quanto sia fresco. Da come parliamo, da come ci atteggiamo comunichiamo il nostro modo di essere, non oso, neppure mi interessa, di sapere come siano donne così nell’intimità – a quelle che se lo spazzolano in un attimo, per tener testa ad un ragionamento via gli scappa di parlare a bocca piena seppur scusandosi e dopo aver atteso un tempo educato, mi dicono: ce n’è ancora un po’ chè mi piace proprio? Sagge, intelligenti e donne abbastanza da capire per istinto che il coraggio di essere sé stesse è la cosa più affascinante.

Vino consigliato è un bianco ovviamente, fresco, un Tocaj Friulano, Sauvignon del Collio, Vernaccia di San Gimigno

martedì 19 dicembre 2006

La Ricetta degli Strucchi

1 litro di acqua
un pizzico di sale
500 g di farina "Manitoba"
il ripieno

Si mette a bollire un litro di acqua con un pizzico di sale. Con coperchio mi raccomando, non sprecate il gas.Si prepara in una grande ciotola mezzo chilogrammo di farina "Manitoba". Quando l'acqua bolle, si versa l'acqua bollente nella ciotola sopra la farina e si mescola unu po' con un cucchiaio di legno (non proprio tutta l'acqua, solo quanto basta a che diventi duro l'impasto). Non serve mescolare tanto; é sufficiente rivoltare tre o quattro volte col cucchiaio di legno.
Si attende circa 10 minuti.Poi si leva la pasta dalla ciotola e la si stende sul tavolo, perché si raffreddi bene.
Si lavora bene la pasta. Io come facciamo tutte mentre lavoravo la pasta pensavo ai niei ospiti innanzi tutto, ma anche ai miei collaboratori.
Sicuramente una pasta ben tosta, quasi quadrata per Bartle, una specie di pagnotta in cassetta, da lì ad infilarci una lima dentro come per i carcerati l’associazione è stata breve, ma non c’entra nulla..
Quando é ben raffreddato (10 minuti), si lavora per un po' la pasta come quando si fa il pane, e se occorre, si aggiunge un po' di farina. Quando la pasta é un po' lavorata, si inizia ad arrotolare e ad assottigliare come quando si fanno gli gnocchi e allo stesso tempo si tagli la pasta a pezzetti come per gli gnocchi. Secondo me Ulixes l’avrebbe arrotolata benissimo, una pergamena infarinata e me la sono vista scoppiare di gioia a srotolarla onde poterci scrivere con un coltellino allo stesso modo di come talvolta graffia le sue originali foto.
Una coda di pasta scodinzolante attaccata ad un cane di pasta immaginario, mi ha suggerito Loggino e quando ho fatto i gnocchetti non oso immaginare dove me li avrebbe sparati nella mia ordinata casa da single impenitente. Uno me lo sono visto attaccato sul video del mio pc. Un dolore al cuore, una disgrazia!
Prendete quindi uno gnocco e appiattitelo con le dita; metteteci una piccola quantitá di ripieno e arrotolatelo, dando allo strucco la forma che desiderate. Un po’ come faccio noi qui con i nostri post. Poi dovrete addentare la superficie per assaporare l’interno.
Mettete a bollire abbondante acqua e salata.Quando l'acqua bolle, si immergono gli struchi.Dopo qualche minuto quando vengono a galla, sono cotti.Con un mestolo si levano e si depongono su un piatto, condendoli con l’intigolo che credete oppure se sono dolci zuccherandoli. Un'ottima cena é assicurata.

Questo è un dolce tipico delle Valli del Natisone. Nella produzione industriale esiste anche una variante cotta al forno. Voi li guardate e avete già 1 kg di più, se poi li mangiate cercatevi un compagno/a che pensi la panza non sia un difetto, ma faccia tenerezza. Poi l’importante è quello che uno ha dentro !!!!!!!! Ok si dice sempre così, come si dice che l’apparenza non conta, ma invece è il contrario e un minimo di sincerità con sé stessi e gli altri non guasterebbe. Poi davvero ci sono persone, quasi angeli, per cui della loro esteriorità ti dimentichi, ma sono veramente pochi, pochi, pochi.
Il ripieno degli strucchi può essere dolce o salato, vedete voi.. Io trovo troppo simile alla leziosità un eccesso di dolcezza. Rifuggo sempre dalle donne così. Ma è anche vero che pure per il sale ci vuole una giusta misura. Le donne troppo argute e intelligenti non sono molto amate non tanto dagli uomini, quanto dalle stesse donne.
Per finire alle collaboratrici di questo nuovo blog un augurio di Buon Natale, ai loro cari e alle loro famiglie, ai lettori che ci prestano la loro paziente attenzione. Grazie a tutti della loro presenza.
(La foto si riferisce a Strucchi industriali e dolci)

giovedì 7 dicembre 2006

La Ricetta della Putizza

Posted by Picasa
Ingredienti:
1 kg di farina200 gr. Zucchero4 tuorli d’uovo100 gr. Lievito di birra250 gr. Burro ( fuso)Vaniglia, limone grattatoRum latte (tiepido ½ bicchiere)Sale (1 cucchiaino di caffè)

Ripieno:
noci 1 kgcioccolato fondente 1hg (a pezzetti)miele (facoltativo) 1 cucchiaiopanna montata 250gr.Albume montato a neve 1Zucchero 1 hg

Fare la fontana con ¾ della farina mettere lo zucchero i tuorli d’uovo, il lievito sciolto nel latte tiepido , il burro fuso non troppo caldo ed il sale. Impastare per circa 30 minuti ed aggiungere eventualmente la farina messa in parte. Lasciare lievitare per 5 ore.Quando l’impasto sarà lievitato stenderlo e mettervi sopra il ripieno,arrotolarlo ed avvolgerlo su se stesso metterlo in uno stampo lasciarlo lievitare , fino che raggiunge l’altezza dello stampo stesso.Cuocete in forno a 180° per circa 30 o 40 minuti nel forno preriscaldato.Buon appetito!


Questo dolce è tipico delle mie parti, lo si trova tutto l’anno, ma nelle festività sostituisce degnamente il panettone di Milano e il pandoro di Verona. Spesso lo si trova nei supermercati e dai fornai in modeste confezioni che la rendono quasi invisibile, ma con la volontà di chi sa che per trovarla deve superare le sirene dell’apparenza e della pubblicità infine la si scova. Insomma spesso l’involucro di una Putizza è una bugia a fin di bene, ecco, una balla precisamente. Pare sottintendere risparmiamo sulla carta, così mi tengo a buon prezzo che in tempi di euro è una buona cosa.
Una vecchia regola dice che le ricette troppo complesse in realtà nascondono le incapacità del cuoco e comunque metterci troppo le mani in un piatto e come parlare troppo in amore ossia divide. Inoltre l’ospite veramente capace e deliziosa non è quella che stupirà i suoi invitati con le sue offerte, ma quella che capirà cosa vogliono i suoi invitati e glielo offrirà con discrezione evitando di fargli intendere guarda che rarità enogastronomica posso comperare, guarda quanto ho speso per tenerti qui. Un pò come in amore dove si ama davvero quando si lascia l’amata libera e non la si sottopone a ricatti morali. Senza contare che ospitare deve essere un piacere per chi lo fa, non un lavoro o un dovere. Io lo adoro, i momenti più belli della mia vita forse li ho avuti avendo ospiti amici.
Il quantitativo calorico di ogni fetta di Putizza è altissimo, dunque accontentatevi di un pezzetto modesto se non volete fare un danno alla vostra linea, d’altra parte ingozzarsi di una cosa sola per quanto buona non solo ve la porterà a noia, ma vi riempirà lo stomaco privandovi di altre delizie del palato. Era T. Moro che diceva non fidarti della persona di un libro solo. Un po’ come quando in amore all’amata la si costringe in un ruolo, in un modello impedendogli di essere completamente se stessa: è rassicurante, ma da ultimo siamo soli e poveri noi che abbiamo combinato la frittata. Arriva sempre un cameriere di nome Noia che sul vassoio spesso porta quello che voi tenete nella dispensa avari, pensando…non si sa mai un domani; ma invece si sa che i colpi di fulmini esistono come emozione profonda e così potrebbe sembrarci il contenuto sul vassoio: il miraggio di quanto ancora vorremmo potere essere e fare e forse non staremo a filosofeggiare su chi ci offre la golosità, però non è detto non abbia un retrogusto amaro per entrambe.
Vino consigliato ovviamente è un Malvasia, Passito di Pantelleria, Zibibbo, Lacrima Christi; poi se volete coca cola eh va bè cibo e sesso sono la coppia perfetta e l’amore è libertà.

lunedì 4 dicembre 2006

La Ricetta della Jota

Posted by Picasa
Ieri con amiche si parlava delle sette notti del Tantra, ma oggi vi parlerò della jota. Mi chiedo quale collegamento ci sia come state facendo voi? Non lo so, ma i blog sono liberatori e perciò da qualche parte parerò.
La jota è una minestra tipicamente invernale, fatta di cavolo capuccio inacidito (capuzzi garbi) assieme a fagioli e patate e una piccola salciccia (i capuzzi dei austriaci xe tanto garbi che no se pol magnar). Dunque…ingredienti:

un pugnetto di fagioli lamon secchi
2 o 3 patate
Capucci inaciditi (capuzzi garbi)
Kimmel o cumino che dir si voglia
Una salciccina
Una cipolla di tropea …ossia una cipolla doc

Dovete assolutamente porre attenzione a cuocere fagioli e patate separate dai capucci inaciditi (capuzzi garbi) dunque loro insieme in una pentola a bollire con dado e acqua e da parte preparate i capucci inaciditi (garbi) soffriggendo prima la cipolla con la salciccia, infine aggiungete i capucci (garbi) un po’ di cumino o kimmel,acqua quanto basta alla cottura.. Cotti entrambe li unite nella pentola dei fagioli e patate e lasciate addensare ancora. La cosa è lunga. Nell’esatto momento in cui puzzerete in maniera infame di cipolla e cavolo capuccio inacidito (capuzzi garbi) vi suonerà la porta e vi troverete alla meno peggio di fronte al postino pieno di fame che un attimo esiterà a consegnarvi la posta annusando l’aria – se poi cuocete questo piatto che so…a Napoli si chiederà quale razza di intruglio state preparando giacchè ogni terra ha il suo odore – oppure la persona alla quale volevate mostrarvi perfette, belle e seducenti e in quel momento la vergogna e la disperazione vi assalirà. Siate donne e ironizzate che una donna ha nel dna il nutrire e l’accudire. Ecco forse ho trovato un nesso fra la jota e il Tantra; tuttavia vi sconsiglio di preparla per una cena per due giacchè la presenza dei fagioli non è rassicurante per la buona riuscita della stessa e non ci sarà Tantra che tenga. A me la minestra di jota ricorda la famiglia, l’inverno, il ritorno da scuola con i libri nella cartella e una fame da lupi, fra una cucchiaiata e l’altra i racconti della mia giornata scolastica a mia madre.
Vino consigliato è il Terrano (teran)
Ecco ho sempre desiderato consigliare ricette, ora sono contenta…