giovedì 5 aprile 2007

Cento Chiodi

Cento Chiodi è un film straordinario, conclusivo del percorso intellettuale e forse di una carriera come ha detto il suo stesso regista: non vedo cosa altro uno riesca a dire dopo un film come questo.
Ho sentito dire da un ecclesiastico qualche giorno fa che siamo alla fine di un'epoca con tutto quanto essa comporta. Nei fotogrammi in cui il protagonista in inglese dice ad una allieva indiana - che ha già affermato di interessarsi alla filosofia delle religioni perchè la religione è l'unica certezza del suo popolo - c'è più calore in una carezza che in tutti questi libri, e dunque si prendono le mani e infine si baciano spontaneamente, senza chiedersi alcunchè, c'è l'essenza di questi nostri anni di razionalità e di tecnica e dei nostri tentativi di rivoluzione attraverso altra razionalità e scienza che non ha ci ha reso più felici di quanto abbia fatto la prima.
A suggello che nessuna cultura ha un senso se non cambia e libera l'individuo per portarlo a quanto ha veramente bisogno ossia di amicizia e di amore.
In un'altra scena il protagonista chiede al suo interlocutore quanti libri ha letto? Egli gli risponde forse una decina, sa ho avuto da fare, ma sono molto contento della mia vita. L'altro gli risponde che se guarda indietro la sua vita, vede una vita di carta. l'opposto di questa affermazione non è viva l'ignoranza! L'opposto di ciò è essere liberi anche dai libri, che io amo tantissimo come il regista di questo film, ma solo sfogliando i giornali e leggendovi lei contrapposizioni, le guerre di religione e civiltà mi rendo conto cosa abbiano fatto.
Come donna mi rimarrà la tristezza raccontata sorridendo di un ricordo espresso da una delle attrici che racconta come da bambina sulle sponde del fiume, bambina più carina di tutte le altre, giocasse con i suoi coetanei e questi la rincorressero per alzarle la gonna, tutti a farle solo quello tanto che le parve di essere nata solo per quello. Alcuni libri hanno inchiodato noi, è vita ora crocifiggere loro.
Ogni viso racconta qualcosa senza sia quello di un famoso e bellissimo attore, anzi al contrario. Ripetuta è nelle vicende che vi accadono, un legame con quelle dei Vangeli, fino al tradimento quando si dice: noi abbiamo solo firmato, lui ha scritto.
Fino al confronto con un prete che ama di adorazione i suoi antichi libri, in cui si afferma che al Giudizio Universale sarà Dio a rendere conto di non aver salvato dal dolore il mondo. Il Dio scritto nei libri da altri uomini. Basti pensare che una frase nei Vangeli, oggi si sa senza alcun riscontro storico, una pura invenzione quale è stata: e il suo sangue ricadrà su di noi - ossia il popolo ebraico - e i nostri figli, attribuita alla folla in occasione dello scambio fra Barabba e Gesù, ha dato l'autorizzazione ad una persecuzione verso gli ebrei in quanto assassini del Messia che ha comportato in duemila anni di storia sciagure orripilanti e perduranti a tuttoggi.
Una persona come me, per la quale i libri hanno fatto tantissimo, esce dalla sala con un enorme amore verso di loro, ma con l'impressione di aver visto espressa in questo film un'osservazione che feci qualche anno fa in un momento terribile della mia vita e di nuovo ora che si sta ripetendo: non c'è in questi miei libri, nelle cose che so e ho imparato e continuerò a studiare una sola che mi consoli e mi potrà mai ridare la vita di un suo abbraccio.


Ai lettori di questo blog e ai miei collaboratori una Buona Pasqua, un abbraccio

martedì 3 aprile 2007

Care socie,

che ne direste di scrivere un posticino? Mi sono stufata di vedere "le chiese e gli ombrelli" in pole position... Per esempio Queen, è quasi Pasqua: non hai una ricetta di qualche dolce a tema da consigliarci? Che so io... la pastiera, il tortano napoletano o la torta pasqualina (quella con i carciofi)... Ulì, la tua bozza è perfetta, intensa come tutto quello che scrivi: che aspetti a pubblicarla? Loggì ti mandiamo un forte abbraccio, torna presto.
Care lettrici e lettori* di questo blog, se siete capitati qui un motivo ci sarà e ora che ci siete, tanto vale che restiate.
Buona Pasqua, I.Bartleboom.

* Scommetto un uovo di pasqua kinder gran sorpresa che i lettori maschietti di questo blog non superano le dita di una mano...

domenica 1 aprile 2007

Grazie della sua risposta


Buongiorno caro don Franco, grazie di questa ulteriore risposta, grazie infinite !(ho impiegato un po’ a risponderle che quando scrivo a lei mi emoziono un po’). Prendo spunto per scriverle proprio da quello che mi ha detto nella sua ultima email “per tutta la vita tanta grinta nella lotta per i diritti. Buona Pasqua signfica augurarsi di alzare la testa contro chi opprime e sapere che Dio ci spinge in questa direzione”.

Penso a Gesù e a come Lui stesso fu preda della soldataglia, flagellato e fatto oggetto di scherno. Alla sua Passione e Morte, alla via del Calvario, a come cadde sotto il peso della Croce e a come fino all’ultima ora, quella dell’angoscia suprema, dopo aver chiesto a Dio perché l’avesse abbandonato, abbia poi affermato : “Padre nelle tue mani raccomando il mio destino”. Io caro padre, sinceramente , non so se ho davvero tutta quella fede che a lei è sembrato di percepire dalla prima lettera che le ho mandato : certo vorrei averla. Le dico questo soprattutto perché ammetto di non avere una vastissima cultura teologica, dato che solo adesso quest’interesse si è ripresentato in me così vivo, o meglio vivissimo. Ho sete di conoscenza della parola di Gesù, questo si. Ho voglia di seguire il Suo Esempio, certamente. Il mio interesse, spero di trovare le parole giuste per spiegarlo, è letterario. Mi interrogo sui miracoli : spesso resto scettica ma poi penso al miracolo della Creazione, della Vita sulla Terra , e tutto torna possibile, tutto torna vero. Gesù è il figlio dell’Altissimo mi dico, ha il Trono di David. Spesso sono combattuta se guardare ai miracoli come eventi simbolici, altre volte se guardarli come eventi empirici, altre volte ancora li vedo sia come eventi simbolici che empirici. So di non essere blasfema dicendo questo perché Dio stesso mi ha dato la facoltà del dubbio e naturalmente l’accolgo come suo dono. A volte mi rendo conto di essere un po’ contraddittoria a pensarlo, altre volte invece ci vedo una certa mia coerenza. Poi mi dico che accetto anche la contraddizione come dono di Dio. Ora sto pensando ad esempio a quello che leggo sia stato il primo miracolo di Gesù : quando a Cana cambiò l’acqua in vino. Mi dico che ovviamente solo Gesù lo potè fare e poi pensando a tutti gli altri uomini , alla storia, al progresso, ai miglioramenti, non posso non pensare che questo miracolo di Gesù mi ricorda anche che tutte quelle volte che qualcosa che lì per lì appariva immodificabile,poi attraverso il coraggio, la sete e l’amore di giustizia, della verità, del prossimo, è cambiata! Qualcosa che era qualcosa si trasforma in qualcos’altro. Così ora come ora sembrerebbe un miracolo se qualcuno riuscisse a cambiare e rinnovare la chiesa e il pensiero che cerca di portare avanti. Suonerebbe un po’ come cambiare l’acqua in vino (?) Leggendo sull’enciclopedia, (così faccio spesso per aiutarmi a trovare le parole che poi voglio usare quando scrivo)trovo scritto : “ Vivendo in mezzo al popolo , Gesù sapeva bene quali erano le componenti della sua vita e proprio da queste traeva lo spunto della sua spiegazione.” Alla manifestazione ho visto quanto lei, essendo lì a parlare e ascoltare , anche una minoranza (probabilmente minoranza poi chissà), ecco lei mi ha riportato davanti agli occhi l’esempio di Gesù. E quando ha parlato dei faraoni del Vaticano mi ha ricordato quello che leggo sia stato il primo atto di Gesù : la cacciata dei venditori dal tempio. Sul’enciclopedia che sto consultando è scritto così : “Il mite Gesù s’infiammò di sacro zelo e proruppe :<> (Giov 2,16) . Fu uno scontro netto : da una parte una religiosità sclerizzata in pratiche esteriori, connivente con un materialismo mercantilistico, dall’altra la veemenza intatta dello spirito infiammato dell’amore di Dio”. Ora non pensi che, caro don Franco, io sia troppo generosa con lei (credo di aver capito bene quello che mi voleva dire con quelle parole J) : so bene che lei è un uomo umile e può sbagliare, lo tengo sempre a mente. Sa l’altra notte ho sognato o immaginato (non riesco a distinguere) che Dio mi dicesse : “Amatevi dell’amore che io vi ho amato”. Ah caro don Franco, leggendo “Il dono dello smarrimento”, come le avevo detto che stavo facendo, non sa quanto mi ha colpita, anche inserita in quel contesto, la poesia di Nkjock Ngana che lei ha riportato :

“Vivere una sola vita,
in una sola città,
in un solo paese,
in un solo universo,
vivere in un solo mondo è prigione.
Amare un solo amico,
un solo padre,
una sola madre,
una sola famiglia,
amare una sola persona è prigione.
Conoscere una sola lingua,
un solo lavoro,
un solo costume,
una sola civiltà,
conoscere una sola logica è prigione.
Avere un solo corpo,
un solo pensiero,
una sola conoscenza,
una sola essenza,
avere un solo essere è prigione.”

E’proprio vero, anche per me che, come lei ha scritto , questa poesia dice che come la nostra vita d’ogni giorno, anche la teologia ha bisogno delle ali della poesia. Grazie per averla riportata nel suo testo, chissà se altrimenti mi sarebbe capitato di leggerla. Sa che mi ricorda? Una poesia di Paul Eluard che sicuramente conoscerà, non so, è una delle mie preferite, mi ha sempre accompagnata nel mio viaggio e visto che l’adoro la riporto qui :

Libertà

Sui miei quaderni di scolaro
Sui miei banchi e sugli alberi
Sulla sabbia e sulla neve
Io scrivo il tuo nome

nfiammò di sacro zelo e proruppe :<> (Giov 2,16) . tempio.to deSu tutte le pagine lette

Su tutte le pagine bianche
Pietra sangue carta cenere
Io scrivo il tuo nome

Sulle dorate immagini
Sulle armi dei guerrieri
Sulla corona dei re
Io scrivo il tuo nome

Sulla giungla e sul deserto
Sui nidi sulle ginestre
Sull'eco della mia infanzia
Io scrivo il tuo nome

Sui prodigi della notte
Sul pane bianco dei giorni
Sulle stagioni promesse
Io scrivo il tuo nome

Su tutti i miei squarci d'azzurro
Sullo stagno sole disfatto
Sul lago luna viva
Io scrivo il tuo nome

Sui campi sull'orizzonte
Sulle ali degli uccelli
Sul mulino delle ombre
Io scrivo il tuo nome

Su ogni soffio d'aurora
Sul mare sulle barche
Sulla montagna demente
Io scrivo il tuo nome

Sulla schiuma delle nuvole
Sui sudori dell'uragano
Sulla pioggia fitta e smorta
Io scrivo il tuo nome

Sulle forme scintillanti
Sulle campane dei colori
Sulla verità fisica
Io scrivo il tuo nome

Sui sentieri ridestati

Sulle strade aperte
Sulle piazze dilaganti
Io scrivo il tuo nome

Sul lume che s'accende
Sul lume che si spegne
Sulle mie case raccolte
Io scrivo il tuo nome

Sul frutto spaccato in due
Dello specchio e della mia stanza
Sul mio letto conchiglia vuota
Io scrivo il tuo nome

Sul mio cane goloso e tenero

Sulle sue orecchie ritte
Sulla sua zampa maldestra
Io scrivo il tuo nome

Sul trampolino della mia porta
Sugli oggetti di famiglia
Sull'onda del fuoco benedetto
Io scrivo il tuo nome

Su ogni carne consentita
Sulla fronte dei miei amici
Su ogni mano che si tende
Io scrivo il tuo nome

Sui vetri degli stupori

Sulle labbra intente
Al di sopra del silenzio
Io scrivo il tuo nome

Su ogni mio infranto rifugio
Su ogni mio crollato faro
Sui muri della mia noia
Io scrivo il tuo nome

Sull'assenza che non desidera
Sulla nuda solitudine
Sui sentieri della morte
Io scrivo il tuo nome

Sul rinnovato vigore
Sullo scomparso pericolo
Sulla speranza senza ricordo
Io scrivo il tuo nome

E per la forza di una parola
Io ricomincio la mia vita
Sono nato per conoscerti
Per nominarti
Libertà.

(Paul Eluard)

Ah don Franco, ho letto le celebrazioni di alcuni patti d’amore che lei ha tenuto e mi sono commossa ancora. Sa una cosa? Per me varrebbe moltissimo , ma davvero molto molto molto, ora come ora, se un giorno succedesse , che fosse lei a celebrare il patto d’amore fra me e la donna che “amo”.. Sarebbe un altro meraviglioso giorno di festa ! Con questo la saluto e visto che so che oggi ha un incontro con la comunità cristiana di base per la celebrazione della Pasqua e se Buona Pasqua significa augurarsi di alzare la testa contro chi opprime e sapere che Dio ci spinge in questa direzione, allora buona buonissima ottimissimissima Pasqua anche a lei (io anche se fisicamente qui sto lì con lei) e a voi tutti

Ulix

giovedì 22 marzo 2007

Le chiese e gli ombrelli.



Io mi ricordo di strade polverose, di sirene spiegate, di una moltitudine oceanica, di una grande croce su una collina, del solleone d'agosto che picchiava, degli idranti, di interminabili file indiane e di questo discorso, che si è impresso parola per parola nella mia memoria:

"In realtà è Gesù che cercate quando sognate la felicità; è Lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate; è Lui la bellezza che tanto vi attrae; è Lui che vi provoca con quella sete di radicalità che non vi permette di adattarvi al compromesso; è Lui che vi spinge a deporre le maschere che rendono falsa la vita; è Lui che vi legge nel cuore le decisioni più vere che altri vorrebbero soffocare. E' Gesù che suscita in voi il desiderio di fare della vostra vita qualcosa di grande, la volontà di seguire un ideale, il rifiuto di lasciarvi inghiottire dalla mediocrità, il coraggio di impegnarvi con umiltà e perseveranza per migliorare voi stessi e la società, rendendola più umana e fraterna. Carissimi giovani in questi compiti non siete soli."

Eppure non si contano tutte le volte in cui mi sono sentita sola, dentro una chiesa gremita di persone, nel chiuso di un confessionale o in mezzo a due milioni di giovani. Tanti erano i "papaboys" a Tor Vergata il 17 agosto del 2000 in occasione della quindicesima Giornata mondiale della gioventù e quello era il discorso di Giovanni Paolo II alla veglia del sabato sera.
Andare a Tor Vergata è stata l'ultima cosa che ho fatto da cattolica, non c'è che dire... ho chiuso in grande. Fino ad allora, la Chiesa era stata la mia seconda casa; nel paese dove sono nata e cresciuta non c'è niente per i giovani, non un campetto di calcio, non una sezione di partito, non un circolo ricreativo, neppure una specie di parco giochi. L'unica cosa che c'era e c'è sempre stata è la chiesa. In chiesa potevi suonare la chitarra, giocare, divertirti e poi pazienza se ti dovevi ascoltare pure la messa, pagavi pegno volentieri pur di starci dentro.
Poi crescendo i giochi finiscono e restano solo le messe e un bel giorno ti accorgi che, non si sa come, ma a furia di prediche, giaculatorie e litanie ti hanno seminato qualcosa dentro. Per quanto tu voglia cancellare, arrabbiarti e dimenticare non potrai mai farlo del tutto. Dentro, in fondo ti resta sempre quel qualcosa. Qualcuno la chiama fede. Ma a pensarci bene, io non so se posso scomodare questo parolone: nella maggior parte dei casi più semplicemente si tratta di un "credo".
Fino a 24 anni tutto il mio tempo libero l'ho passato in chiesa: ho fatto la catechista ai bambini, ero responsabile parrocchiale dell'Azione Cattolica, facevo parte della Pastorale Giovanile della mia diocesi, del Cammino Neocatecumenale, ho cantato nel coro, ho organizzato cerimonie, spettacoli, la festa per il compleanno del parroco, le trasferte in ritiro, ho pitturato le palme a Pasqua, raccolto le ginestre per il Corpus Domini e preparato il presepe a Natale... vivere la chiesa praticamente riempiva la mia vita.
Ora quasi non riesco più a metterci piede in una chiesa.
A 24 anni il mio cervello ha detto basta, il mio equilibrio si è spezzato. Ho passato ben due anni della mia giovinezza a dormire di un sonno profondo. Non sonno in senso figurato... ma quello vero, che bene o male appartiene a tutti per sette, otto ore al giorno, solo che per me durava quasi il doppio. Apparentemente fino a quel momento per chi mi conosceva non avevo niente che non andasse: avevo tanti amici, mi mancavano solo cinque esami all'università, uscivo il sabato sera dopo il pomeriggio passato in parrocchia e scherzavo e ridevo. Non fosse stato che per quel piccolo particolare che non ero fidanzata, direi che sembravo proprio una persona "normale".
Quando ho parlato per la prima volta ad un prete della mia omosessualità l'ho fatto in confessione, come se fosse stato un peccato. L'ho confessato più volte il mio peccato, ogni volta il prete che avevo davanti sbiancava ed io crollavo in lacrime. Una volta mi son sentita dire che la mia omosessualità era come le guerre, le malattie, le brutture dell'umanità derivate dal peccato originale. Io proprio non mi capacitavo di questa cosa, dato che sono sempre stata pacifista e non capivo proprio cosa avessi a che fare io con le guerre. Un'altra volta un frate mi ha dato il bigliettino da visita di uno psicologo che operava in un consultorio. E pure di questo non mi capacitavo: se vengo in chiesa è perchè voglio parlare con un prete, diversamente se volessi parlare con uno psicologo lo andrei a cercare altrove... vi pare?
Io non so perchè mi ostinavo a parlare con questi preti, forse cercavo solo un aiuto, mi aspettavo comprensione dalla mia seconda casa e famiglia, dato che non avevo il coraggio di chiederli alla mia prima casa e famiglia. Forse mi sembrava troppo scontato aspettarmi che un prete mi dicesse "Non ti preoccupare, se Dio ti ha creata così un motivo ci sarà e noi chi siamo per giudicare i disegni di Dio? Non ti preoccupare, non sei malata e qui sarai sempre la benvenuta, anche se deciderai di condividere la tua vita con una donna seguendo il tuo cuore".
Non ho trovato mai nessun prete che mi dicesse queste parole e alla fine ho smesso di chiederle. Forse, evidentemente, è il caso di dire che sbagliavo parrocchie... Delusa, arrabbiata ho creduto di andare via sbattendo la porta, in realtà erano loro che l'avevano sbattuta in faccia a me.
Io non so quanta parte di colpa abbia avuto questa porta sbattuta in faccia nel determinare la mia grave e lunga depressione di cui ho sofferto dai 24 ai 26 anni ed oggi che sono una persona nuova, neppure mi interessa, ma sicuramente non mi ha aiutato ad accettarmi e a vivere bene.
Non è stato facile per me fare piazza pulita del giudizio della chiesa sì da non giudicarmi oltre. Mi sembrava impossibile vivere senza rispettare le regole che avevo imparato e che credevo troppo giuste per essere messe in discussione. Solo nel sonno trovavo l'unico rimedio per un problema senza soluzione.
Fino a quando, un bel giorno, ho capito che se non firmavo un improrogabile armistizio con me stessa, se continuavo ad avere l'impressione di vivere in un mondo che non mi tollera, che non mi capisce perchè non vuole sforzarsi di capire, che preferisce far finta di niente o disprezzarmi, correvo il rischio di reagire con odio, rabbia, frustrazione e risentimento.
Questo rischio mi ha spaventata più di ogni altra cosa.
Da quel momento mi è stato chiaro, che la vera soluzione era quella di non accanirmi più a cercare una soluzione; l'unica cura, quella di lasciarmi in pace; la preghiera più efficace quella di chiedere a Dio il coraggio di modificare ciò che posso e la serenità di accettare quello che non riesco a cambiare.
Se avessi incontrato anche un solo don Franco Barbero prima, ora probabilmente starei ancora lì a combattere la mia piccola battaglia personale nella mia seconda casa.
Invece ora che ho trent'anni il giudizio della Chiesa non mi tocca più, mi lascia indifferente. Le parole del papa non mi stupiscono, non mi destano rabbia, semplicemente ho smesso da tempo di considerarle.
Ma non posso essere ingiusta e fare di tutt'erba un fascio. Conosco troppo bene la chiesa per non sapere che c'è tanta parte di essa che merita rispetto, stima, ammirazione, che fa un lavoro silenzioso, notevole. Fa il lavoro della vera chiesa, quella che aiuta gli emarginati, i poveri, tutti coloro che chiedono aiuto.
Ho avuto modo di conoscere anni fa, durante un incontro di Pastorale, una ragazza di nome Chiara Amirante, che ha cominciato avvicinando tutti i barboni e i derelitti della Stazione Termini e mano a mano è riuscita a mettere su una (o forse ora sono tre...) grandi comunità a Roma di nome Nuovi Orizzonti, che offrono aiuto a tossicodipendenti ed emarginati. La storia personale di questa ragazza ed i suoi occhi come fanali sono cose che non si possono dimenticare.
E sono contenta che Ulixes riceva queste belle risposte da don Franco, chè a 23 anni nessuno meriterebbe di sentirsi giudicato, e per giunta di un giudizio divino, per ciò che è.
Un paio di anni fa ho di nuovo messo piede in una chiesa. Avevo un appuntamento con una mia amica per la presentazione di un libro lesbico, nel centro storico di Napoli, ma la mia amica tardava ad arrivare e, per quella timidezza che col tempo a fatica ho superato, non avevo avuto il coraggio di entrare da sola in quella libreria. Allora ho cominciato a camminare su e giù per San Biagio dei Librai e poi Spaccanapoli, arrivata a Piazza del Gesù sono entrata nella chiesa del Gesù Nuovo. Si stava celebrando una messa e c'erano si e no una ventina di persone. Anni addietro da un confessionale di quella chiesa mi era arrivato il giudizio più duro, quello che più di tutti ho mal digerito: in quanto omosessuale non ero stata ritenuta degna di assoluzione.
Mi sono guardata un pò in giro. C'erano tutti i confessionali occupati, ho aspettato che si liberasse il padre gesuita che mi sembrava il più anziano e burbero. Mi serviva uno che fosse capace di un acceso contraddittorio. Ed invece così non è stato. Ho parlato quasi solo io, della mia storia, di come ero stata giudicata e condannata per quella che non potevo sentire una colpa.
Alla fine, dopo essermi sfogata per bene, vedendo che il mio interlocutore taceva, ho salutato e preso per andar via. Non mi dava soddisfazione averla vinta così facile.
Allora il padre è uscito dal confessionale, mi ha fermato e mi ha chiesto solo: "Ora ritornerà, rimetterà di nuovo piede in una chiesa?" "Non lo so"- è stata la mia risposta.
Oggi in chiesa mi capita di entrarci solo quando sono particolarmente triste o quando piove e non ho un ombrello con me. Ma quasi sempre resto poco, anche se fuori diluvia.


P.S. : Nel secolo scorso John Stuart Mill affermò che le nuove idee attraversano tre fasi di rifiuto.
Prima fase: sono errate.
Seconda: sono contrarie alla religione e quindi la Chiesa vi si oppone.
Terza: sono vecchie scoperte, banali, puro frutto del semplice buon senso e tutti le avremmo pensate se avessimo avuto il tempo, il danaro e l'interesse per farlo.
Io vorrei dire a tutte le mie amiche ed amici gay, lesbiche e trans di essere fiduciosi... in fondo siamo già alla seconda fase.

mercoledì 21 marzo 2007

UN'ALTRA CAREZZA PER LEI DON FRANCO BARBERO


Caro Don Franco, ciao, sono una ragazza di 23 anni, lesbica, a quanto pare ;) e felice. Oggi ancora più del solito perché ovunque io mi giri ritrovo vedendolo e sentendolo il sorriso di Dio. E se ho deciso di scriverle è perché se oggi lo avverto più del solito è anche grazie a lei, al suo amore per gli altri così forte che è riuscito a giungere anche a me come a moltissimi. Lei oggi mi ha fatto una carezza con le sue parole scritte e pronunciate e con il suo amore ; veramente me l’ha fatta molto tempo fa (addirittura prima che io nascessi) ma l’ho recepita “solo” oggi tutta così bella o forse sabato alla manifestazione DIRITTI ORA. E’ stata una carezza che come avviene con le carezze,non si è fermata a quel giorno ma ha continuato ad accompagnarmi fino a questa sera e sento che mi accompagnerà per la vita. Così mi è venuta voglia, anche leggendo un tenerissimo periodo che lei ha scritto sulle carezze di farle una carezza a mia volta. Ne ho sentito l’urgenza perché so che una carezza in più non toglie nulla e aggiunge molto e poi perché so nel profondo quanto lei possa sembrare un personaggio scomodo. Ma questo lei lo sa. Sa da bambina andavo sempre in chiesa . Ho ricevuto battesimo comunione e cresima e ogni volta che uscivo da lì mi sentivo ancora più colma d’amore. Ancora non sapevo di essere omosessuale (nemmeno che sarei diventata una dissidente creativa) e quello che diceva il sacerdote durante la messa mi sembrava bellissimo. E ogni volta prendevo quello che diceva quasi per oro colato, forse perché non avvertendo ancora ciò che avrei avvertito non recepivo “l’offesa”. Ma ero una bimba. Poi è successo che durante l’adolescenza mi sono innamorata per la prima volta di una donna e confrontandomi con quello che mi circondava come avviene crescendo, oltre a capire che molte posizioni di quel sacerdote non le condividevo per niente ho anche capito che da molti ecclesiastici ( e naturalmente non solo), la mia omosessualità e molte mie idee erano considerate una forma di perversione. Forse è stata la prima volta che non mi sono sentita amata ma tradita. Non mi sono mai più confessata, non ho più messo piede in una chiesa se non per andare ai funerali oppure per guardare e adorare le numerose, il più delle volte bellissime rappresentazioni di Gesù e della sua infinita famiglia. L’espressione del suo sguardo, la sua voce, che ho sempre sentito risuonare anche dentro me erano troppo belle, umili e buone perché giudicasse il mio amore ( ciò che di più bello e forte potessi avere), una forma di perversione e debolezza, un vizio. Eppure quegli uomini che si professavano essere i suoi portavoce mi dicevano che lui pensava questo di me. Sa don Franco, un pomeriggio come altri sono entrata in una chiesa qui a Roma durante una cosiddetta messa e ho visto che era semivuota. Non c’era nemmeno un giovane quel pomeriggio. Mi sono rattristata un po’ ma ora capisco meglio il perché. Mi dicevo : è questa la mia chiesa? La messa era solo una cantilena perché il sacerdote recitava a memoria preghiere o leggeva dei passi , senza quasi aggiungere nient’altro di suo. Dentro continuavo a ripetermi che invece di una persona illuminata come “ingenuamente” mi aspettavo di trovare, c’era un personaggio spento, senza nessun entusiasmo- il fuoco della vita. Sono uscita da lì e mi è mancata tantissimo, (come non mai!) , quella sensazione tutta particolare di pace e amore che provavo da bambina dopo la messa. Ho creduto per un po’ che una gioia di quel tipo non l’avrei mai più provata. Mi sbagliavo. Oggi dopo aver letto qualcosa che lei ha scritto (che ho reperito nel suo blog ), il mio cuore si è aperto a quello stesso modo e ho pianto di commozione. Vorrei ringraziarla per avermi incondizionatamente accolta e aiutata. Ammetto di essermi quasi chiusa per molto tempo in me stessa nel senso che avevo fatto, come si dice, di tutta l’erba un fascio, permettendo ai faraoni del Vaticano di ferirmi profondamente senza nemmeno rendermene conto. E’ stato un mio errore permetterlo certo, ma ultimamente mi ripeto sempre questo aforisma di Jim Morrison : “Un eroe non è chi non cade mai ma chi una volta caduto trova la forza per rialzarsi.” Queste stesse parole vorrei dire a quei faraoni (scusi il prestito ;-)), laccati d’oro che si permettono di affermare di seguire Quell’Altissimo Esempio di umiltà e coraggio che è stato, è e sarà Gesù. Credo che ogni persona che reprima il suo amore infuso da Dio, come questi ecclesiastici che stanno su “altissimi” troni sontuosi vorrebbero io e tutti quelli/e un po’ come me facessimo, stiano sbagliando e soffrano moltissimo. (per di più definendosi cristiani). D’altra parte mi dico che il diavolo è un pericolosissimo angelo ingannatore e mi interrogo sul fatto che la loro più che una comunità d’amore a volte mi sembra quasi una setta satanica. Mi ricordano tali persone, quei maghi che tanto spesso ingannano la povera gente inventandosi di sana pianta finte verità solo per il loro tornaconto personale. Come si può dire che lo facciano in buona fede? Non ho sentito mai da costoro, come invece umilmente l’ho sentito da lei, sperare di non essere in errore, insomma Socrate con tutto quello che sapeva ammetteva di non sapere! La dotta ignoranza… La stimo anche per questo. Sa don Franco, io da qualche mese collaboro ad un blog collettivo formato oltre che da me da altre tre donne che mi pare di stimare molto. Una delle mie collaboratrici una volta vi ha postato una lettera scritta a Ratzinger io le ho scritto che mi era piaciuta e che gliel’avrei mandata davvero , ma lei saggiamente, ha risposto che avrebbe sortito maggiore effetto nel nostro blog, lì dove era stata messa. In effetti condivido. Come anche lei stesso dice “Ma perché le nostre strade diventino comunicanti occorre, a mio avviso, evitare una trappola. Occorre evitare di chiedere permesso, di chiedere l’autorizzazione e la benedizione alla “chiesa del bussate e vi sarà chiuso”.Finché gay e lesbiche, divorziati/e, separati/e, conviventi, oppure preti che incontrano un amore continueranno a chiedere il permesso di vivere le proprie esperienze alla chiesa-gerarchia, forse non nascerà molto di nuovo. Continuare a bussare alla porta della chiesa-gerarchia per chiedere di entrare e per ottenere almeno un posticino all’ombra ad occhi bassi e tenendo il fiato per non disturbare nessuno, significa bussare alla porta sbagliata e compiere un’operazione da schiavi/e.” Anche per questo ho deciso di rivolgermi direttamente a lei che mi può vedere meglio perché sulla soglia , oltre che per ringraziarla e abbracciarla. Certo , Gesù era un Rivoluzionario. Evviva Dio che è Amore, evviva lei e tutti gli illuminati, tutti i figli di Dio, evviva Lutero ed evviva Zapatero. Le chiedono di tornare e chiedere perdono? Sono certa che un giorno in un modo o nell’altro succederà il contrario. Continui come lei sa fare : certo lei che è libero veramente e sotto la protezione delle ali lo farà ma non credo sia del tutto inutile se glielo dico anch’io. Erano moltissimi quelli che alla manifestazione gridavano gioiosi che l’avrebbero voluta Papa subito e credevano in lei, l’ho visto con i miei occhi. Lei può e sa davvero aiutare gli altri, gli uomini hanno un grandissimo bisogno di lei e di molti altri che come lei difendono i legittimi diritti. Credo che se tutti potessero/sapessero leggere l’amore che lei sa dare , un giorno ci sarebbe più gente intorno a lei che alla finestra tremolante di mago Benny XVI. Credo davvero debba essere la gente ad eleggere il suo Papa come il popolo il Re e non la gerarchia broom broom boom ! Credo siano loro gli eretici non noi e con la lingua simile a quella del serpente osano anche dire che la nostra manifestazione è stata una carnevalata. Piuttosto è la loro recita ormai ad essere una pagliacciata! Non provo rabbia verso di loro ma compassione. E se anche a volte la rabbia tenta di sopraffarmi a causa della mancanza che sappiamo ,cerco di trasformarla in amore perché io amo tutti . Fra l’altro gli show ultimamente non gli riescono bene . Lo dimostra anche il fatto che Ratzinger il giorno di Natale, (l’ho visto in tv), a quella messa solenne, ha fatto a stento un sorriso e si è dimostrato ancora una volta un pochettinino buio e chiuso in se stesso. Ma in quel giorno nasceva Gesù, come ad ogni istante. Gesù mi perdonerebbe se sbagliassi o odiassi, lo so, ma le dico che le sto parlando col cuore, un cuore stracolmo d’amore. La saluto offrendole la carezza che le avevo promesso all’inizio : ma che dico, non una , 10 , 100, 1000, quante ne vuole. Se lei vorrà le scriverò ancora :-) , intanto comunque continuo a scrivere sciocchezze ;) in questo blog : lystiatkyssa dove mi chiamo Ulixes e dove c’è anche il link di Ottosopra/Sottosopra che dir si voglia, il nostro giovane blog collettivo in cui se a lei facesse piacere vorrei pubblicare come mio post anche questa lettera che le sto per inviare. Grazie dell’ascolto ma soprattutto del fatto che io possa ascoltarla. Leggerò presto i suoi libri e continuerò a leggere ciò che lei scrive, verrò a sentire anche le sue messe e spero che la sua comunità diventi sempre ma sempre più grande .Le sto vicina e prego per lei, avrei voglia di parlarle ancora e ancora e seguire i suoi consigli, ma adesso ho fretta di mandarle questa prima carezza e se anche questa volta si commuoverà potremo commuoverci insieme


*Lettera da me inviata a Don Franco, firmata naturalmente con il mio vero nome, e messo l’indirizzo del mio blog per intero.. :


LA SUA RISPOSTA:

Carissima S.,

la tua calda lettera, oltre a narrarmi e confidarmi il tuo coraggioso ed intelligente percorso di vita, mi ha portato la tenerezza delle tue carezze. Le ricevo come una benedizione, come olio per la mia lampada, come spinta per camminare anche in salita e contro corrente. Grazie, cara S....
Tu sei un po' troppo generosa con me. Io sono , in verità, una piccola persona con tutti i limiti che sono tipici della nostra umanità. Ringrazio Dio che mi ha messo nel cuore un fuoco che continua ad ardere e che non accenna a spegnersi. La fede mi ha spinto fuori dai rectini e dalle prigioni dell'ufficialità, ma mi ha regalato il contatto con un numero stragrande di persone "appassionate" che hanno una luce nel cuore... Proprio come sei tu... che percepisco come donna piena di energie creative e di fede.
Resterò, se tu lo vorrai, in contatto con te. E andrò a vedere il vostro sito sul quale potete riportare qualunque vostro e mio scritto. Compreso anche questo.
Ohè, cara S... Tu hai esattamente un terzo dei miei anni... Metti nello zainetto del tuo cuore tutti i bei doni che Dio ti ha regalato, falli fiorire perché la lotta sarà lunga e la gioia sarà tanta (e non ti mancherà nemmeno qualche fatica).
Un ciao a te di tutto cuore e una carezza anch'io voglio fartela giungere.
Ti abbraccio

don Franco

*Naturalmente la S puntata che ho scritto qui, nella lettera che ho ricevuto da Don Franco era il mio vero nome per intero.
*La foto che ho messo qui per l'occasione è una delle ultime che ho fatto

Un saluto- Ulix