martedì 20 luglio 2010

Tablet e mafia e caldo

Voglio comperare un tablet. Non un iPad, costano troppo per quello che sono.

Al boss la legge bavaglio sta benissimo. Il boss è della mafia, che gli stava bene lo si sapeva. Con quella non ci spieranno più. Che cosa mi debbono mai spiare: che pago le tasse? Che voto a sinistra? Debbono mai spiare il cassa integrato che chiede i soldi ai genitori pensionati per pagare il mutuo? Uno di quei giovani facenti parte del 30% di giovani senza lavoro e speranza concreta di averlo con una certa stabilità e senza che sia schiavismo, che parla al telefono con un suo coetaneo per sapere la data di scadenza del concorso pubblico al quale si sono presentati in 100.000! Ma la violassero questa mia privacy, sentissero tutte le bestemmie che tiro quando compilo il 730 e mi scoppia il fegato pensando che qualcuno di rendita paga il 12.50 e noi lavoratori dipendenti e pensionati il 43 %.

Lo ascolto dalla tv mentre sudo sul portatile cercando in Rete il migliore che potrei acquistare in Italia, ma il mercato è acerbo e praticamente non c'è nulla a parte le cineserie.

Ma magari lo facessero, magari mi intercettassero. Non cambierebbe nulla ma uno stronzo se lo sentirebbero dalla viva voce di una cittadina imbecille come siamo tutti noi, in questa Italia piduista e mafiosa, che ci atteniamo alle regole e facciamo il nostro dovere.

Mi leggerò dunque con il tocco di un touchscreen su un tablet, mid, umpc, al parco sulla panchina.

Un tocco e op ingrandisco. Non me lo posso sognare con quelle cineserie che costano una follia rispetto allo spreco che sono. Ma con uno bello di marca, sì. Un Asus per esempio detto eee pad, però esiste anche quello italiano che costa quasi uguale, purtroppo pesa un po': eKoore si chiama, lo fanno in questo paese dove non possediamo più una decente industria di pc e meno ancora una ricerca avanzata nel campo, ma dove caspita vogliamo andare?

Mi ricorderò dell'estate del '92 di cui finalmente si sa quello che da tempo si poteva sapere, se solo ci si fosse informati di più, se solo si fosse voluta la verità posto che ora la si voglia.

Il giorno di Falcone tornavo dal lavoro, a Palermo era successo l'ira di Dio. Quello di Borsellino ero proprio davanti alla tv. Mi chiamò una collega il cui marito è siciliano per chiedermi se sapessi cosa era successo a Palermo: un macello, risposi. Una macelleria tutta quella estate. La premonizione di una paura per il nostro Stato, la nostra democrazia; Ciampi e Scalfaro hanno detto la stessa cosa e la loro paura vale più della mia, c'è poco da fare.

Avessi avuto quell'estate un tablet, tutto mi sarebbe corso sotto alle dita e con un tocco si sarebbe ingrandito sul display, forse avrei potuto accorgermi bene di cosa avrebbe significato ora e forse avrei telefonato ad un amico e mi avrebbero intercettato, mentre dicevo: schifosi maledetti mafiosi, quelli a Roma, quelli a Palermo, quelli a Milano, quelli ormai dappertutto che solo un cretino può pensare di aver sconfitto.

Non comprerò un tablet, perchè onestamente non mi riesce di immaginare una cosa tanto inutilmente costosa, perchè sono un ingrombo inutile, mi toccherebbe andare ingiro con una valigia: portatile, tablet, cellulare perchè si guardano bene dal fare una cosa che comprenda tutto: il resto non lo venderebbero più.

Non avrò ebook che già sono pochi, ma leggerò libri tipo “l'agenda rossa di Paolo Borsellino” oppure “l'agenda nera della Seconda Repubblica” che non si scaricano e non vogliono carezze elettroniche per farmi leggere quello che non voglio capire, quello che non devo sapere. Leggerò giornali, ne compro due al giorno, per sostenere la carta stampata e per ora non ancora imbavagliata. Vado a leggerlo sulla panchina, al fresco, in questa estate afosa e torrida, pericolosa come quella del '92. E telefono, telefono, telefono, non dovessero perdere il segnale mentre mi intercettano, ma possano ben sentire tutta la rabbia che ho verso chi si prende quel resta del nostro futuro e della speranza di vivere in un paese democratico, libero e rispettoso della legalità; di vivere le opportunità dell'essere vivo.


venerdì 28 maggio 2010

L'Umiliazione


Una recita la vita, fino all'ultima recita.
Umiliato senza misura e senza pietà come solo può fare la vita.
Umiliati con un pugno nello stomaco dal dolore e dalla incapacità di essere veri i coprotagonisti del romanzo.
Il protagonista è un attore, sofferente, incapace più di recitare pur essendo una star del teatro. Si è spezzato qualcosa: la voglia di recitare che è per lui di vivere.
Non si è spezzato per caso, ci sono stati degli eventi.
Allora per lui diventa indispensabile recitare la vita per ritornare a recitare sul palcoscenico.
E come spesso, sempre succede, è l'amore a fare questo. Amore per una donna di ventanni più giovane, lesbica che ha deciso di recitare sul palcoscenico della vita il personaggio della "donna" - stabilito da noi e dalla storia - e riuscirà a recitare una performance riuscita e di successo prima di ritornare al suo ruolo fra ricadute e distrazioni, per un errore dall'esito prevedibile di copione del vecchio attore che si è scelta come amante.
Ma il vecchio attore che dopo questo fallimento è precipitato di nuovo nell'idea di suicidio, reciterà l'ultima parte come una star quale è.
Stupendo questo ultimo romanzo del grande Philip Roth. Invenzione perfetta e vera come sono le invenzioni geniali.
Leggetelo per pulire il palcoscenico e per selezionare gli spettatori della vostra commedia.


L'Umiliazione - Philip Roth
ed.Einaudi

giovedì 18 marzo 2010

La Malapianta


Si racconta che il magistrato Gratteri dia del voi a chi incontra, come tradizione in Calabria quando si intende rivolgersi rispettosamente ad una persona, e al telefono risponda: chi é? E l'interlocutore di là dalla cornetta capisce di doverla farla breve.
Si chiede il magistrato Gratteri perchè ai divorziati viene negato il sacramento della comunione, mentre agli 'ndranghetisti no?
Il perchè il dottor Gratteri lo conosce benissimo come conosce la storia della 'ndragheta e ce la spiega per comprendere, confermando ed insistendo su una certezza :è anche una questione di cultura sociale.
E' sempre ispido questo discorso, si rischia spesso di essere fraintesi, di involontariamente sostenere una specie di tara etnica tanto gradita a qualche ottuso leghista; ma il magistrato Gratteri così moderato e riservato nel raccontare le magagne della sua terra, sempre molto amene come del tutto inutili a capire un fenomeno complesso e per altri versi sconosciuto come quello della 'ndragheta, non solo rivela così la pasta di cui è fatto, ma soprattutto ci regala un resoconto della storia della Calabria e della sua lotta contro la criminalità al quale vale la pena per noi e il nostro arricchimento personale dedicare tutta la nostra attenzione.
Nella forma di una lunga intervista con domande poste da Antonio Nicaso e citazioni di altri autori ci racconta il carattere quasi sconosciuto di una criminalità che da poco gli Stati Uniti hanno messo nella lista nera, fra le più potenti del mondo, contro la quale non si è voluto e non si è saputo fare da parte della politica molto ma molto di più di quanto già fatto, arrivando fino ai giorni nostri per spiegarci il danno per esempio che potrebbe fare la legge sulle intercettazioni così come è stata scritta.
Ad un giovane delinquente della 'ndragheta un giorno venne chiesto perchè si era affiliato a questa organizzazione dai riti di iniziazione arcaici? Perchè, rispose, volevo appartenere a qualcosa. E' tutto detto.
Come delle donne della camorra, ci racconta il ruolo delle donne della 'ndragheta, quelle che portano di più gli antichi valori - e disvalori: l'onore, la vendetta, la famiglia.
Ci dice cosa serve alla giustizia in genere e nella fattispecie: snellezza di procedure, personale, mezzi e certezza della pena, l'appoggio reale della politica e dei politici locali (sic!).
Anche lui ci conferma - non con le mie parole - che solo un cretino può pensare mafia, camorra e 'ndragheta siano una questione solo del Sud: i dati e i fatti sotto gli occhi di tutti se solo li si volesse vedere, lo confermano. Citando Veltri ci ricorda che questo male, la malapianta, è un golpe strisciante verso il quale per lo più siamo non solo inconsapevoli della gravità, ma indifferenti; ed un furto di democrazia e libertà: piacevolmente indifferenti anche su questo.
E molto presi invece, urgentemente attenti, alle questioni private del premier, di Corona e di non mi viene in mente quale altra cazzata occupi i nostri teleschermi, giornali ecc.
Fate gli intellettuali di sinistra, leggetevi il libro di un magistrato in prima linea che non ha tessera di alcun tipo, ma è un servitore dello Stato - noi tutti, la nostra Costituzione, il nostro Diritto, la nostra Democrazia - a cui soltanto come diceva Dalla Chiesa appartiene il Potere.

La Malapianta - N. Gratteri A. Nicaso
ed. Mondadori

mercoledì 17 marzo 2010

Zafu, Jamie e meditazione


Sempre il solito problema di salute sul quale non mi dilungo, perchè non interessa a nessuno.
Passa uno specialista, passa un altro, prova una cura, prova l'altra.
Uno mi vuole tagliare come i cocomeri e infatti vuole farmi un tassello sulla schiena per vedere...cosa? Ah le sue vertebre, ovvio. Dovrà rinunciarci dottore, le vertebre sono mie e non ho intenzione di andare in giro a mostrarle a chi si voglia.
Signora l'importante è che impari a conviverci. Uh, come un gatto dottore.
Signora deve riposare. Lavora lei al posto mio? Cominci con abbassare il suo onorario che per sentirmi dire questo, francamente è un pò caruccio.
Signora questo antidolorifico lo può prendere tutta la vita, stia tranquilla. Due pastiglie e non mi alzo più dal letto, mi cedono le gambe, mi scordo le parole. Un volo fuori dalla finestra a tutte le scatolette.
Sa cos'è signora? Dica. In italia manca la cultura della terapia del dolore. Ecco. Signora non bisogna spaventarsi degli oppiodi: l'importante è riavere una qualità di vita.
Uno zombie che cammina, alla faccia della qualità.
Un libro. Si chiama Mindfulness. Negli Stati Uniti c'è una clinica per la riduzione dello stress e il controllo del dolore.
Lo leggo, tanto sono immobile a letto.
Comunque tutto si rifà allo yoga e alla meditazione di consapevolezza.
Sono sempre stata un'estimatrice di Sua Santità il Dalai Lama e della meditazione so già qualcosa. Dello yoga no. E sia chiaro yoga e Buddhismo sono due cose diverse: una è una religione, l'altro uno stile di vita da cui, ora lo so, hanno avuto ispirazione anche molte metodiche della fisioterapia: l'equilibrio del corpo attraverso alcune posizioni dette asana. Quello della mente cercando la sua quiete e consapevolezza del qui ed ora, solo di quello: semplice. Leggo, leggo, studio, studio; per mesi ho potuto fare solo quello.
Poi comincio a praticare, dapprima il rilassamento ossia il body scan, poi comincio a meditare.
I libri del maestro Thich Naht Hahn mi rivelano che c'è la meditazione camminata; la rieducazione neuromotoria: guarda là! Poi la posizione o asana della montagna.
Infine l'asana del Loto. Sono tre le posizioni basilari dello yoga.
Per il Loto ci vuole uno zafu, solitamente è colmo di pula o in altre versioni di kapok. Lo zafu è un cuscino, ma non un comune cuscino, pare impossibile.
In Italia uno zafu costa una follia, ma noi italiani pensiamo che più costa meglio è e loro lo sanno. Cerco su Ebay e incontro un venditore scozzese. Un signore competente, gentilissimo, onestissimo. Mi vende ad un terzo del valore italiano una Crescent Moon, uno zafu a mezzaluna. Arriva. Parte del suo guadagno andrà alla comunità Ropka, comunità di assistenza e cura in Nepal. Lo acquistano dal lavoro delle donne della comunità, lui poi lo riempe di pula. E lo invia dalla Scozia con costi onesti e e l'efficienza della Royal Mail.
Lo provo. Perfetto. Riesco ad assumere la posizione del Loto: la mia colonna vertebrale ringrazia sentitamente commossa.
Dunque gli scrivo una mail per ringraziarlo e raccontargli le mie disgrazie. Avevo letto nei suoi annunci che avrebbe gradito un aiuto per la traduzione delle istruzioni dall'inglese all'italiano, mi offro di fargliele e nel frattempo acquisto un panchetto per la posizione Seiza. Lui lo costruisce e gli arrotonda le gambe per favorire il Tilt Sacrale ossia la rotazione in avanti del bacino, lo lucida con la famosa cera d'api nella ricetta polacca.
Mentre gli traducevo i testi, mi impressionava la passione delle descrizioni, dei consigli: amore per il proprio lavoro. Chi lo trova più! E ho imparato, posso scrivervi ora come fare la ricetta polacca.
Arriva impeccabile come sempre. Lo uso per fare le respirazioni pranayama, mai stata così bene.
So che esiste anche una versione del panchetto inclinata per la meditazione nella posizione detta thailandese, non precisamente il Loto per intenderci, che comunque nel mio caso è meglio evitare. Certo, dice Jamie - il venditore scozzese si chiama Jamie - glielo faccio secondo la sua altezza e lo spedisco lunedì prossimo, dunque arriverà anche quello, imballato con cura, con il suo odore di cera d'api e dentro una passione che si tramanda di padre in figlio.
Bella avventura. Questa è la vita. Ho imparato un'altra cosa. Ho fatto onore alla mia lingua. Mi sono fatta del bene. Ho conosciuto un amico, Jamie che ringrazio qui tantissimo e che consiglio di contattare per provare i suoi prodotti.
Jamie è un falegname di quarta generazione. Usa solo prodotti ecologici rispettosi dell'ambiente. Li costruisce lui, pensa ai dettagli, ai bisogni di chi compra, a come fare perchè funzionino meglio. Li lucida con la cera d'api secondo la ricetta polacca e vi raccomanda di usarla perchè il panchetto possa durarvi tutta la vita; mica ve ne vuole fare un altro fra pochi anni.
E' inoltre un insegnante quindi sa di cosa si parla quando si parla di yoga e meditazione e vi può aiutare molto. Vi lascio il suo sito, vedetelo. Se vi serve uno zafu o un panchetto fate un giro su Ebay, non potrete non riconoscerlo, comunque il luogo dove si trova l'oggetto - come si suol dire - è Ayr. Fidatevi.

www.meditationsupplies.co.uk

www.jamiespeirs.com


Many thanks, Jamie

martedì 19 gennaio 2010

Perchè non Ubuntu?


Esce Windows 7 o win7 o Seven, come se si chiamasse uno di famiglia, e voi che prima vivevate una vita tranquilla davanti al pc, sempre gli stessi atti rassicuranti, sempre efficiente Xp dopo gli ultimi anni di aggiornamento, vi ritrovate posseduti dal demone: il demone di Windows 7; ma andiamo per ordine.
Mi serve un notebook per scrivere a letto, sul divano, senza stare troppo alla scrivania. Indago la Rete, controllo i prezzi, una selva di offerte, di requisiti di sistema, di opinioni: non sei un broker e non ti serve potente, non sei una fotografa non ti serve super accessoriato, non sei una grafica, per quattro righe e una lettera ti va bene anche Ubuntu. Va bè non sono Grossman - c'era un modo più carino per dirlo comunque. Prendilo freeDos e metti Ubuntu, dammi retta. Mac, prendi Mac, lo accendi e fa tutto lui; eh ma io fumo, avete letto, quello mi stampa il teschio come screensaver.
No, vada per i requisiti di sistema, è vero, devo solo scriverci, ma non ho voglia di imparare ora un nuovo sistema operativo: voglio Windows, anzi voglio Seven.
Di tutti i desideri insani che ho avuto, quello peggiore, mannaggia a me!
Ok un modesto Asus con Seven (e morte all'italiano!). Arriva, consegnato a casa, dopo le aste di eBay che ti distruggono il senno e la dignità perchè ti ritrovi lì ad ore impensabili col dito anchilosato a fare offerte per un'asta che perderai, rassegnati. Quelli seri si affidano a programmi appositi che fanno l'fferta al posto tuo: sei destinato a perdere e infatti perderai. Dopo le aste di eBay ho scelto un sito serio, affidabile, veloce e lui - il lui della mia vita - arriva: bello, lucido, elegante, nuovo soprattutto!
Lo accendo con una certa cautela, sebbene usi computer da 20anni, hai visto mai che lo rovini? Mi parla in inglese, va bè capisco, applico i settaggi e va, va come uno Sputnik. Schermo oltre i 15' non è proprio piccino, mi serve un tavolino da letto. Ne compro tre: una cineseria che si rompe due ore, un normale vassoio che ho regalato e uno portanotebook in legno ignifugo ed ecologico su cui poso una cosa che l'ambiente l'ammazza. Ok, mi serve un router, veloce giacchè lui è dotato draft o n o una roba simile. Preso anche quello e nessuna soddisfazione, si installa, si setta, manca esca una gentile signorina che mi dica: vada a farsi un giro, sono pronta dopo. OK, sono vecchia, ormai gli apparecchi fanno da sè.
Infine, Seven. Etereo come Aero appunto. Una geisha: farò per te qualsiasi cosa! O meglio Bill ha fatto per me. Si avvia rapido e senza esitazione, non disturba, non protesta come Xp che attraverso quelle finestre di errore aveva voglia di far caciara. Hanno fatto centro! Infine Office, o meglio Word, ma...è un pugno azzurro in un occhio! Non è più grigio e blu, ballerino, ma rilassante: no è azzurro. Mi conta le lettere, mi suggerisce le parole, mi scappa il mouse dappertutto: sorcio maledetto vieni fuori!
E' il touch pad mi dice il solito amico che sa, troppo veloce. Che faccio lo lego, lo drogo: no settalo più lento; sì ma dove e come? Hai voluto Seven? Sì, mi piace soffrire e combattere, senza combattere che vita è?
Allora mi interrompo con Word, mi interrompo con Seven, mi interrompe il telefono, il cell, il campanello; meglio che faccia torte o cevapcici alla griglia, eh.
Ma la voglia di Seven si è insinuata. Il pensiero arriva poco dopo: quasi quasi lo metto anche sul desktop, ma no tanto lo ho già, ma sì è più efficiente, ma no XP è buono, ma sì, ma no. Guardo su eBay: costa un occhio in Italia, all'estero di meno, sarà per il cambio euro dollaro. Home premium è solo in una lingua, Ultimate ne ha 35. Una selva di key senza dvd-rom, di versione full, retail, oem, upgrade. Chiamo Microsoft:le oem sono legate al pc e vengono preinstallate, se formatta pace all'anima sua. Le retail compra la licenza in toto, se la porta dove vuole e quando vuole ma se vuole comprare a Londra deve comprare Ultimate che ha 35 lingue - lo so - Le key è reato venderle separatamente...e commette un reato federale a comperarle. Oh bè sono cittadina italiana, il concetto di reato da me sa...L'upgrade non lo può fare da Xp e comunque non su pc formattato che upgrade è altrimenti? Uno che frutta soldi a Bill e a me costerebbe meno: no, non può. Non posso. Ok ci penserò.
La Rete è piena di Rc (realese candidate) e Rtm (realese to manufacturing ovvero quella che andrà nei negozi) di keygene, crack eccetera eccetera. Confesso di provare l'ebbrezza dell'illecito, scarico un torrent che mi stampa un immondo file fantasma sul desktop del mio e sottolineo mio portatile nuovo di zecca e non si fa cancellare in nessun modo: mai, mai più mi ripeto, ecco la punizione!, bisogna saperle fare certe cose. Ci perdo una notte e mi ricordo del buon vecchio Dos, finalmente tolgo la macchia della mia infamia. Mai più, stavolta era il fantasma ma hai visto mai che Bill ha 5 minuti, controlla gli ip e vede che il mio ha scaricato il tarocco e lo ha installato? E poi chissà se gli fanno modifiche a quei file e se ci mettono virus, malware, spyware e persino la Rice e Bush insieme o separatamente? E se scaricando mi scende per il cavo Schifani che mi dà della terrorista? e dietro Berlusconi che aggiunge comunista? No, pagherò Seven e Office color puffo. Niente Ubuntu con quel suo odore di non allineati, forse OpenOffice che è grigio e blu e mi rilassa. Ma mi sento un ingranaggio di un sistema che non accenna a correggersi, e mi infastidisce un pò.